|
|
|
Favole per adulti
La pulce
Era una pulce e viaggiava su un gatto rosso di pelo e nero di piedi; si era illusa di esserne padrona, perchè bastava che muovesse le sue zampette che gatto cambiava: accendeva i suoi occhi di lampi, faceva capriole, correva a razzo o si arrestava indignato in ascolto. Pulce era felice e viaggiava su gatto, a volte, sì le dispiaceva perdere il paesaggio, quando la soffice peluria gli annebbiava la vista d'intorno; pur tuttavia si sentiva forte, almeno quanto gatto. Oggi gatto non è ritornato, il ventre squartato, le zampe sparse tutt'intorno, aspetta di essere gettato tra i rovi; pulce si è ritrovata ancora viva, ovvero è ancora viva, ma non si ritrova: ora sta vagando sul ciglio del fosso in cerca della sua identità. Come può definirsi pulce se non ha gatto su cui poggiare, lei era lei in quanto c'era gatto, lei non sa che direzione prendere, si sente morire, fa ancora alcuni passi, gli ultimi, lei pensa. Cane sta trotterellando contento verso qualcosa che lui sa, pulce lo vede e si aggrappa senza esitazione; finalmente una che è qualcuno, non ha la stessa meta di gatto, non ha lo stesso pelo di gatto, non ha lo stesso respiro di gatto, ma è pur qualcuno che va avanti; pulce riprende a vivere. Forse domani si ripeterà......
Le formiche
Migliaia di formiche, un popolo, andavano; andavano, in colonna; una colonna ricurva su se stessa; ogni occhio sul proprio piede; un piede dopo l'altro. Un occhio si innalza appena, quasi fino alla cintola; poi ricade giù; è l'inerzia. Esse portano un peso sulle loro spalle ricurve; appagate lo portano; se lo scrollano è per assestarlo meglio. E l'occhio è sul proprio piede; hanno tentato di innalzarlo, appena appena, ma, su, era tutto nero impenetrabile. Quel nero, la forma del peso sulle spalle ricurve; e nessuna formica lo intuisce e tette proseguono e lo sentono e tutte proseguono perchè non lo vedono. E la marcia si fa sempre più a stento; quel peso continua ad opprimere; e quel nero. Un bimbo passa e le vede tutte in fila, tutte ricurve, solleva il loro peso: per lui è un atto d'amore. Le piccole formiche ora non sanno dove andare così libere, non sanno dove guardare così aperte, gli occhi sono smarriti dietro a piedi che non sono più; e rimpiangono quel caro peso, le loro pupille si perdono nella luce senza contorni; se era felice l'occhio sul proprio piede, occupato nello sforzo del passo! La colonna non esiste più, si è dispersa, è inutile il cielo, è inutile la luce, le formiche vagano ognuno alla ricerca di un altro peso, uno scopo per il domani.
Il filo d'erba
Sull'orizzonte il sole sbircia tra le nebbie del futuro e promette. Lo odono. Anche un filo d'erba: è il momento di spuntare. La luce che ammicca lo invita ad allungarsi, con promesse di calore, di vita. Lui tentenna: come è allettante quel rosso; tutto potrebbe essere possibile. E il filo si allunga, con fiducia, ingenuo. Ora il sole è più alto; delinea con sicurezza i contorni del presente. Il sasso rotola e si ferma: ora il filo d'erba sa il proprio presente. Cerca con la memoria oltre il peso del buio; ma com'era la luce: calda, rossa, gialla, viva. Una direzione giusta sembra non esista; sente l'eco delle promesse di quel sole mattino. E. un'eco, però. Lui si confonde, si ritorce su se stesso, riprova altrove, si ritorce ancora su di sè, ha confuso se stesso; si chiede: chissù se sono un filo d'erba o un verme o un bozzolo di farfalla. E l'eco promette il presente di luce. Quel buio non ha confini, sembra infinito, invece quant'è breve. Basterebbe tenere una rotta, una qualsiasi purchè dritta e decisa; ed il sole riapparirebbe. Il filo si ripete nel suo riavvolgere il buio che l'ha sommerso. Ormai è diventata una condizione di vita; senza sole, poca aria, niente vento; purché non si muoia; ma è come essere morto, sente urlare il filo d'erba dalle sue radici. Il sasso si è rotolato via, all'improvviso, quando esso era divenuto un presente non promesso ma pur presente. Il cuore del filo si contrae, ha paura di questa nuova, socchiude gli occhi a una luce che non è quella della sua memoria. Quella era calda, solare; questa è fredda e bianca; forse il tempo ha modificato il ricordo, pensa. Devo reinventare quelle promesse sotto questa luce diversa, decide. Un altro presente, ma chi glielo promette? Comunque si stende, si rilassa, ondeggia, si osserva; mentre riprende ad allungarsi si compiace e non sa bene il perché. Sull'orizzonte il sole sbircia tra le nebbie del futuro e promette. Il filo d'erba non lo riconosce.
Interviste impossibili possibili (1975) Guarda che brutto pesce. -Hai qualcosa da dichiarare? -No, niente, solo mi dispiace, molti mi invidiavano; ora anche loro non parlano: c'è un furto, un delitto, una truffa, un sequestro, un'ingiustizia, loro tutti muti... come pesci. Invece io, vedi ho imparato, per l'acqua, me ne fa di tutti i colori: mi sbianca poi mi avvelena, di rosso, verde, giallo, infine mi spalma di tutti gli olii; verrò imbalsamato. Io ho dovuto imparare a parlare, anzi a sparlare; è brutto però, quando ho bene appreso, cado lungo e steso, forse anche voi avete paura di questo. Ahi, affogo, non mi dispero, meglio un pesce morto oggi che un uomo vivo domani; non vedi, lo vedrai: bistecca di giovane ventenne un milione, petto di ragazza due milioni. Addio muoio, ho parlato troppo, non dovevo, è davvero contro natura farlo.
Cammin Cammino nessuno mi risponde, ma dico! uno non c'è, o meglio, ci sarebbe, questo non può vedere quindi... parla. -Tu almeno mostrami la faccia. -No, altrimenti non parlo più. -Allora parla. -Non rimproverarmi; tutti fan così. I politicanti nascondono il capo dentro il partito... degli altri; non dico i sindacati, lo nascondono nello sciopero, vedono solo quello; e il presidente, si nasconde sotto la bandiera e vi fa nascondere da morto chi non ha saputo nascondersi da vivo. Per fortuna è raro l'uomo vero; voi ominidi non vi nascondete, siete già nascosti, l'un l'altro non vi vedete; dite scusi, grazie, prego, perchè avete sentito una spinta, un calcio, non l'avete visto, ma io, povero struzzo col capo nella sabbia vedo persino col ... posteriore. Ed io che non volevo saper niente; sono tranquillo, però, nessuno mi accuserà nessuno mi crederà: mi son fatto vedere solo di spalle.
studio in Via Emilia Levante, 13 - Imola (BO) |